Friday, December 15, 2006

Io sono mio

Circa 1/5 dei nostri geni è coperto da brevetto. Circa il 50% dei geni tumorali idem. I proprietari sono praticamente tutti americani. Noi siamo tutti americani a circa il 20%, almeno per ora.

Considerazioni sparse

- Intanto chiarisco che la fonte è Scientific American
- Non sono un esperto (manco di questo...), ma cerco di seguire un po' 'ste cose. La problematica dei "brevetti sul vivente" è già vecchiotta di un 25 anni e più. Nel 1980 un tizio ottenne una sentenza favorevole per il brevetto su un batterio (per altro ottenuto non con tecniche di quella che oggi chiamiamo "ingegneria genetica", allora ancora infante). 'Sto tizio si chiama Chakrabarty (alla faccia dei chakra dello yoga...). Da allora la cosa è progredita, diciamo. Mo' c'è un casino annesso: brevettano pure "viventi" scoperti, non creati. Ad es.: 'na ditta australiana (mi pare) ha ottenuto un brevetto su un erbicella tanto carina per fare i praticelli delle villette, ma 'st'erbicella è stata trovata in Sardegna, dove stava in grazia di dio. E finchè parliamo di erbicella per il praticello, transeat (trad.: chi se ne frega), ma brevetti su piante alimentari o medicinali (il 70% circa dei principi attivi sono derivati da o copiano da piante)... Figurati te su geni o DNA ricombinante...
- Per ora stiamo abbastanza tranquilli perchè, grazie al dio della genetica, i giornali e l'informazione fanno molto casino e scoop si 'sti temi, ma la realtà è molto meno. Cioè: per ora di geni e DNA non è che se ne capisca ancora un granchè. Più che altro si spara a caso un (o su un) gene e si sta' a vede' che succede. Per ora di brevetti sui geni se ne sa poco (e si fanno muovere poco gli studi legali) perchè più che altro si sperimenta sui geni, ma 'na terapia "genica" (e soldini conseguenti) non è che sia 'na cosa proprio normale. Per ora.
- Il 90 per cento del DNA nostro è "ridondante" cioè non si capisce a che cacchio serve, ma quello lì sta. I processi di attivazione/disattivazione di geni sono in ottima parte ancora in fase di studio (come minimo). Insomma: il DNA resiste a quello che è definito come "paradigma del sacco di fagioli", secondo il quale da un sacco di fagioli ce ne puoi leva' o aggiungere di fagioli (geni) che tanto quello sempre sacco di fagioli rimane.
- Sulle piante alimentari OGM: anche qui c'è allarme sccopistico. Cioè: Maronna santa, mo' al figlio mio gli do' da mangia' il gene del topo (zoccola) dentro alla pummarola! Di fatto al momento le aziende produttrici piu' che altro stanno cercando di convincere il mondo che OGM=buono. Le piante alimentari OGM che funzionicchiano per ora so' poche (soia, qualche pummarola, etc.). Il problema grosso è in propspettiva. A me mi pare che al momento sia più pericoloso la problematica su "brevetti". Non che gli OGM che in USA o Cina o Francia seminano allegramente siano innocui...
- Qualcuno associa 'ste cose alla Shoah. Il problema è che, seppur avendo abbandonato folkloristiche e scenografiche esibizioni a base di svastiche e cose simili, vocaboli come "forte", "vincente", "competizione", "genetico", "dominante", "DNA", "adattarsi", "utile", "evoluzione", "superiore" e loro derivati e composti sono di uso comune e fanno pure fico (o fiGo a secondo delle latitudini), pragmatico, magari con una spruzzatina di post-moderno. Il passo sucessivo non è poi tanto difficile.
Vabbè, le cose so' più complicate... ma mo' non tengo tempo...

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