Thursday, November 02, 2006

Snoopy o Snuppy?

Ci sono le prime file e ci sono le ultime file. In prima fila c’è la crema. Naturalmente nell’ultima fila ci sono gli altri. Tendenzialmente mi fido delle ultime file. Lo so: mica detto che in ultima fila ci vadano a sedersi tutti quelli bravi e buoni. Vabbe’, però se devo scegliere preferisco sedermi in ultima fila. E’ in genere dalle ultime file che si alza quello che fa la domanda più scema di tutte o che trova il coraggio di fare (magari solo perché è nascosto dalle prime file) una lacerante pernacchia. Nei consessi più insospettabili a volte c’è uno che si alza dall’ultima fila e dice: "…forse so’ scemo io, per carità, ma siamo sicuri di ‘sta cosa?". Per il dottor Hwang ‘na cosa del genere ha dato il via ad una overture di pernacchie o quel che in Corea equivale alle nostrane pernacchie. Quello, il dottor Hwang, era tranquillamente seduto in prima fila a godersi gli applausi del mondo scientifico, a sorridere con un sorriso aperto, americano, mica uno di quei sorrisi enigmatici degli orientali, con il camice bianco e Snuppy in braccio, un cagnolotto peloso e tenerotto che pare un pelouche, l’icona sdrammatizzante della scienza. ‘Sto Hwang, a giudizio delle prime file, si era collocato ai vertici della scienza mondiale, tirandoti fuori la bellezza di 11 linee di cellule staminali, che mi pare di aver capito (la nuova bibliotecaria si è dimenticata di fotocopiarmi l’ultima pagina dell’articolo di Le Scienze… mannaggia ‘a miseria), di aver capito, dicevo, che si trattava pure di staminali autologhe, cioè senza andare a sfrugoliare embrioni più o meno crio-conservati (surgelati). In pratica: lo scienziato coreano, diceva che aveva preso ‘na celluletta da alcune sue assistenti e, da quella celluletta, poteva ricostruire un pezzo del donatore. Ti hanno levato un rene? Vabbuo’, non c’è problema chè mo’ te lo rifaccio io, più bello e splendente che pria. Insomma: c’era aria di Nobel. E mica arrivava dalle ultime file Hwang: siccome è un veterinario, quello si era già spassato a clonare una mucca ed un cane, il cane Snuppy, appunto, definito all’epoca "invenzione dell’anno" dalla prestigiosa (te pareva) rivista "Time". Ma arriva la domanda scema dall’ultima fila (n.d.r.: il dialogo che segue è avvenuto in realtà in lingua coreana aulica): "…scusate, forse so’ scemo io, ma chi l’ha controllato ‘sto fatto delle 11 linee di staminali? Vabbuo’, lo so che è Hwang è uno famoso, bravo, clona qua e clona la’… ma io una verifichina la farei".; "….ma io mi pensavo che doveva controllare la rivista scientifica che ha pubblicato i risultati… scusa, rivista scientifica (che poi sei "Science" mica Piero Angela) hai controllato tu?…". "IO!!??? Ma scusa ministero coreano, ma mo’ mi mettevo a controllare io a Hwang che è roba tua?". "Hwang, con tutto il rispetto, qua facciamo ‘na figura di cacca tutti quanti… per favore di’ qualcosa, spiegati… e vedi dove ti devi portare ‘sto cane da un’altra parte che senno’ lo so io come e dove lo clono….". Totale crollo. Nessuno aveva verificato e quando vanno a verificare trovano molte cose poco chiare… Alla fine, messo alle strette, un Hwang non sorridente e senza cane va in tv e si sputtana impietosamente, con l’indifferenza alla morte ed alle avversità di un guerriero orientale. Dice: "Vabbe’, ho imbrogliato… però in fondo in fondo ci ho ragione".
A questo punto c’è qualcuno che comincia a dire: e la mucca? E il cane…? Cloni…? Diciamolo: pure ‘sto fatto di chiamare il cane Snuppy e non Snoopy come uno si sarebbe aspettato a me mi fa addorare il fieto del miccio (trad.: mi insospettisce). Sembra quasi che Hwang abbia preavvertito: dal cane per eccellenza, quello che abbiamo in testa un po’ tutti, cioè Snoopy, io ne ho tirato fuori Snuppy, che pare uguale, pare un clone, ma guardate bene…
Pure i ricchi piangono e pure gli scienziati imbrogliano. Sui singhiozzi dei ricchi non abbiamo dati attendibili, ma sugli imbrogli degli scienziati esiste una vasta letteratura (paradossalmente) scientifica. Nello stesso articolo di Le Scienze (ah, a proposito: Science ha dovuto rifare la graduatoria dei ricercatori e sputtanare vieppiù Hwang con un visibile articolo in proposito), dicevo, nello stesso articolo di Le Scienze, viene ad esempio citato una indagine effettuata dall’ Università del Minnesota, tramite questionari anonimi distribuiti a ricercatori. Tramite solo questo esile strumento un terzo dei ricercatori ammette di "dribblare" quanto meno almeno uno dei protocolli di laboratorio. Ma questo è solo un tassello abbastanza secondario che si aggiunge ad un quadro ben conosciuto ed analizzato: la truffa scientifica. Un bel libro di Giorgio Celli ("Bugie fossili e farfalle") me ne offrì una bella galleria: memorabile il caso dello scienziato che falsava i dati sulle cavie di laboratorio visitandole nottetempo con secchiello di vernice e pennello in mano. La migliore introduzione a questa problematica fra quelle che ho letto io è "Le bugie della scienza" di F. di Trocchio. Sintetizzo: nel turbillon contemporaneo pure la ricerca scientifica deve essere "produttiva"; tradotto: guarda scienziato che io ti do i soldi solo se sei produttivo, se mi assicuri un ritorno immediato di "benessere", "progresso", "sviluppo", insomma, soldi. Purtroppo la scienza sfugge in ottima parte alla partita doppia dei ragionieri: un impiegatuccio dell’ Ufficio Brevetti di Brema con lo stipendiuccio che aveva, ti ammollò la Teoria della Relatività Ristretta più alcuni altri contributi fondamentali alla fisica, perché fin da ragazzo proprio non ci poteva passare che non riusciva a cavalcare un raggio di luce… cosa che, di per se’, mica era detto che avrebbe portato all’energia atomica. Ed allora i poverielli degli scienziati che possono fare? Imbrogliano… Simulano la produzione scientifica tramite la produttività, nel migliore dei casi scivolando verso la tecnologia (‘sta cosa funziona, non so perché, ma funziona), ma spesso tramite imbrogli. Poi ‘sti imbrogli vanno pure sbandierati ai quattro venti, senno’ nella massa di gente che vuole finanziamenti nessuno si fila a loro. E vai con articoli, ricerche, interviste, etc. ‘Sta cosa ( e molte altre) a me mi ricorda il "Facite ammuina" (trad.: fate confusione) della Marina Militare del morente Regno delle Due Sicilie: all’ordine di "facite ammuina" "tutti chilli che stanno a prora vanno a prua e tutti chilli che stanno a dritta vanno a manca…" etc. in modo da creare l’impressione di una fervente attività "in occasione di visite a bordo delle alte autorità del Regno".
Per esempio: beccarono un ricercatore che pubblicava talmente tanti articoli su riviste del settore che se li avesse scritti davvero tutti lui (li copiava, aiutato per giunta) solo per scriverli avrebbe dovuto trascorrere 20 su 24 a scrivere.
Alla lunga, poi, qualcuno se ne è accorto: la produzione scientifica è in calo; da decenni nuove linee di ricerca faticano a sorgere, troppi cul de sac inizialmente presentati con scoppi di fuochi pirotecnici, troppi settori trascurati, altri gestiti con faciloneria. Sembra quasi che la maggior parte delle scoperte fondamentali siano state fatte fino a un cinquantennio fa. Insomma: quello il povero dottor Hwang magari qualche intuizione di fondo ce l’avrebbe pure, ma, poveriello, pure per lui bisogna invocare l’attenuante generica del "tiene famiglia". Di tale lancinante polarità fra produttività e produzione il dottore ne era evidentemente conscio, tortuosamente clonando un nome per un cane. La Vita è tortuosa. A noi il compito di cavalcarla con un minimo di eleganza.

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