Thursday, November 23, 2006

I dialoghi possibili. Flammento quattlo- Melting-pot

C: "Buongiolno. Plego pensione" (sorriso)

P: "…signora, parla inglese…?"

C: "no pallo inglese… italiano… poco poco" (sorrisino)

P: "ok… cosa vuole, dica…"

C: "plego pensione" (sorriso)

P: "…che tipo… cosa… quale… aspetti, un attimo: co-me si chia-ma le-i?"

C: "HFTRHTF… plego pensione" (sorriso)

P: "…vuo-le la pen-sio-ne?"

C: "siiiiiiiiiiii… Plego pensione detto io…" (sorriso)

P: "…ma lei ha la-vo-ra-to qui in Italia…? La-vo-ro....?.... I-ta-lia…? Lei… tu…"

C. "…siiiiiiiiii… io listolante… io qui Italia tlenta e cinque anni… io plima cinese Plato… ola: plego pensione" (sorriso radioso)

P: "…prima cinese a Prato…"

C: "siiiiiiiiiiiii… io plima…. Ola (si avvicina a P, confidenziale)… ola tloppi cinesi, tloppi (esegue contenuta smorfia di disprezzo)… no bello… no buono... tloppi...(sorriso d’intesa e patriottico) "Plego pensione" (sorriso)

Monday, November 20, 2006

alla ricerca del virus

A me il telegiornale mi fa venì l'ulcera. La Gabanelli non ne parliamo poi: le "good news" che chiudono "Report" mi sembrano sempre più una grattata furiosa al fondo del barattolo. A tutto aggiungiamo che il dubbio sistematico che mi accompagna mi porta a diffidare delle notizie, tanto da sospettare che la situazione sia pure peggiore. Faccio uno sforzo per mantenere desta quel po' di ragione che ci ho. Quando ho visto lo stronzetto (mi si consenta) che picchiava il ragazzo down mi hanno sommerso immagini di simmetriche punizioni, lavori forzati, varie tipologie di gogne, ed altre commoventi baluardi ad un andare allegramente a rotoli del mondo intero. Ieri sera cercavamo di tirare le somme con il mio amico S. che è poi quello che ci lavora pure con gli handicappati (ad euro 850 il mese, ma lui è quello lì che dice che a lui il lavoro gli piace lo stesso). Il chianti a 13° ci ha fatto focalizzare la domanda: quale è (se c'è) la novità? In fin dei conti prima i down li chiudevano in manicomio o istituzioni analoghe e non c'erano video e internet e li menavano nell'intimità. La Stultifera Navis, la nave dei folli, il riconoscimento della devianza come malattia da curare mediante asportazione chirurgica è 'na cosa vecchiotta. Il soccombere del debole pure. Il bullismo a scuola ce lo ricordiamo pure io ed il mio amico. Che c'è di nuovo sotto il sole? Napoli mo' è agli onori della cronaca per l'ordine pubblico. Casanova nelle sue memorie parla dei furti di fazoletti che subì a Napoli (oddio, anche della micro-criminalità giovanile a Bologna, ma è un'altra storia... Chiarisco che è il mio amico che si sta' a leggere le memorie di Casanova, 4000 e rotte pagine, non io). Io Napoli penso e icordo che sia un casino da almeno il terremoto dell' '80. E' l'informazione che crea il fatto? O c'è stato un "illo tempore", un tempo mitico, in cui non c'erano stronzetti? Ravanando nella roba che ci ho in capa (pure un poco a frappè, sempre causa chianti) ci ho trovato fogli sparsi ed appunti disordinati su un tema che, sotto sotto, mi interessa da anni e non ha ancora (se mai l'avrà) una risposta. Vabbuo'... continuo disordinatamente, chè tanto a chi vuoi che freghi. Il primo testo che parla di "non capisco più i giovani d'oggi" è una tavoletta babilonese a caratteri cuneiformi, qualche migliaio di annetti a.C. Con questo mi ammonisco. Però io tengo 'na brutta sensazione lo stesso: che mo' non ci sono più anti-virus. Cioè: lo stronzetto è pervasivo e convincente. 'Na volta su un sito c'era, a mo' di dichiarazione di intenzioni, 'na bella frase che diceva che chi non ne capiva di informatica sarebbe stato sottoposto alla "selezione naturale", che avrebbe spazzato via i "deboli". A me 'sta cosa mi fece girare parecchio perchè mi pareva impossibile che, ancora una volta, si ammantava di rispettabilità scientifica 'na versioncina da pessimo libro di testo di scuola media (ce ne sono tanti) della teoria dell'evoluzione per arrivare a dare oggettività a cose che discuterei un po' più approfonditamente. 'Na cosa del genere fece il dottor Down. Quello, il dottor Down, lo avevano messo a selezionare gli emigranti che arrivavano nei giovani USA ed ebbe la pensata di approfittare dell'occasione per farsi 'na bella teoria che sintetizzava così (cito a memoria, ma non credo di dimenticare 'ste cose): "ho rivolto per qualche tempo i miei studi alla redazionene di una classificazione dei soggetti di poca intelligenza, basata su standard etnici, in parole povere, inserendoli all'interno di un sistema naturale". Cioè: noi bianchi, per natura, siamo al vertice della piramide "etnica", quindi chi è di "intelligenza debole" rapprenta una "discesa" rovinosa nella "scala" dell'evoluzione umana. Così 'o dottore individuò un "idiotismo di tipo etiope", un'altro "malese" etc. e poi (unico termine sopravvisuto) il tipo "mongoloide". La teoria era 'na strunzata (mi si consenta) memorabile, ma pare che pochi se ne sono accorti. Con qualche variazione periferica, il buon Adolf si fece la pensata che, siccome era chiaro e scentifico che i forti vincono (il Tyrannosaurus Rex era 'na sola peggio di Primo Carnera), allora ci facciamo un bell'allevamento di ariani belli e biondi con l'operazione Lebensborne (fonte dell Amore... wow) e leviamo da mezzo un poco di bocche inutili che oltretutto non sono manco belli e biondi (piano T4.. il T4 era un modulo... indolore, inodore... un modulo ed alcune decine di migliaia di tedeschi "inutili" uccisi). Mo' gli ariani ce li teniamo in tv: belli, alti, due tette così. Sono i migliori. E si sa: solo i migliori meritano. Gli altri diciamocelo, li teniamo lì ma proprio proprio perchè siamo buoni, tolleranti e sennò poi magari esce l'anima bella che ci rompe le scatole. Tutto scientifico. E' tutto ovvio, scientificamente ovvio e pervasivo. Non c'è alternativa. Altre posibilità di convivenza umana ci facciamo due predicozzi e tanto basti: la famiglia, quant'è bella la famiglia. Lì ci dovrebbe essere 'na forma di convivenza e mutuo aiuto basato su altre regole, dovrebbe. Al massimo ci riesce a prendere 'na boccata d'aria prima di tornare alla pugna (boccaccia mia...). Conosco certi tizi che vivono la famiglia come una SPA. Dove è l'antivirus? Dove è un modo di guardare alle cose diversamente? Certo: il sito x, l'associazione y, il papa che dice qualche cosa un po' verde (vabbè... è pastore di anime... poi magari domani dice 'nata cosa e tutto torna in equilibrio), il libro e la rivista scientifica che fanno le cassandre... segmenti minoritari di informazione, pure nu poco divertenti.
Io parlo tanto e troppo. Ma però c'era una tipa che me lo diceva lei a me: "ma perchè nessuno racconta niente?". Perchè è considerata 'na cosa inutile, 'na perdita di tempo riservata a pensionati e maestre d'asilo. E poi: solo i migliori raccontatori possono raccontare, magari balle.
Giuro che per 1 mese non bevo... o almeno dopo non mi metto a scrivere.

Wednesday, November 15, 2006

I dialoghi possibili. Frammento 3 - Fili

T: "Buongiorno sono I. lei è il sig. P volevo informarla che la nostra azienda per i nostri clienti una nuova offerta che le consentirà gratis telefonia fissa mobile ma anche oscillante consentendole un risparmioilcuicostopsenzacambiarenumerotmaseinternetscattoallarispostanumeroamicok
gratiscancellettoasteriscopoismsmmswapduescattipariunaseriedivantaggijpotrebbe anche darmi immediatamente il codice fiscale ed attivo subito… anzi fra ventiquattro ore che…"

P: "…no guardi, proprio non mi interessa…"

T: "possochiederleilperchè?"

P: "…guardi ho fatto una scelta…: mi tengo le tariffe che ho e non voglio sapere altro…"

T: "haconsideratolatariffapersonalizzatacheleconsenteunrisparmio…."

P: "…ma io ho già una tariffa personalizzata"

T: "posso chiederle quale!?"

P: "telefono il meno possibile"

T. "….?…."

P: "..anzi se le devo dire la verità a me quelli che al supermercato stanno con l’auricolare e fanno: -ma vuoi l’orata o la sogliolina?- mi fanno una certa impressione."

T: "…io all’inizio credevo parlassero da soli"

P: "…anche io… Signorina cara, che le devo di’: ci danno ‘sti giocattolini in mano come frammenti di modernità… schegge del fuoco d’artificio perenne che è il nostro mondo… Mah… meno male che sono vecchio…"

T: "…io il telefonino ce l’ho sempre spento…"

P: "brava…! Non averlo significherebbe farsi notare… invece dobbiamo mimetizzarci, colpiremo all’improvviso…grrrrrr!"

T: "..mi fa ridere…!"

P: "mi faccio ridere molto, infatti…"

T: "…posso chiederle quanti anni ha…"

P: "biograficamente tanti… anagraficamente un po’ meno"

T: "…senta… devo fare altre telefonate… mi dispiace però"

P: "non si faccia illusioni: sono brutto oltre che vecchio"

T: "..non è questo…"

P: "lo so…"

T: "ed io lo so che lei lo sa…io…io.. devo chiudere"

P: "buonasera e… si ritenga accarezzata!"

T: "…ciao"



Click

Monday, November 06, 2006

I dialoghi possibili. Frammendo 2. Ippocratica.

Al telefono
P: "Brondo, dottor Alfa, sono B., un suo baziende... gome gredo si senda, sono moldo raffredado... non sono andato al lavoro... sa... il certificado"

dottor Alfa: "...ah, si... lei è P... va bene... ah senta...no... è che c'è un mio paziente che lavora in una azienda di qui che mi chiede di continuo certificati per una sciocchezza... ma dove lavora lei fate dei controlli o no?!!"

P: "...doddore... zi... gome no... ma lei glieli fa zembre i gerdificadi che guesto ghiede...?"

dottor Alfa: "certo!"

P: "...sguzi... ma allora..."

dottor Alfa: "ma che... insomma, voi li dovete fare i controlli!"

P: "...doddore... senda... credo di sdare beggiorando... febbre, gagarella..."

dottor Alfa: "il certificato glielo lascio in buchetta... gira un virus che prende così... si metta a letto, poi magari mi richiama... ma lo faccia presente quando torna al lavoro che senza controlli..."

P: "non zi breoccubi... ziamo dei pit-bull in gueste gose... arrivederci e grazie..."

dottor Alfa: "...ed un po' d'aspirina non fa mai male..."

Thursday, November 02, 2006

Snoopy o Snuppy?

Ci sono le prime file e ci sono le ultime file. In prima fila c’è la crema. Naturalmente nell’ultima fila ci sono gli altri. Tendenzialmente mi fido delle ultime file. Lo so: mica detto che in ultima fila ci vadano a sedersi tutti quelli bravi e buoni. Vabbe’, però se devo scegliere preferisco sedermi in ultima fila. E’ in genere dalle ultime file che si alza quello che fa la domanda più scema di tutte o che trova il coraggio di fare (magari solo perché è nascosto dalle prime file) una lacerante pernacchia. Nei consessi più insospettabili a volte c’è uno che si alza dall’ultima fila e dice: "…forse so’ scemo io, per carità, ma siamo sicuri di ‘sta cosa?". Per il dottor Hwang ‘na cosa del genere ha dato il via ad una overture di pernacchie o quel che in Corea equivale alle nostrane pernacchie. Quello, il dottor Hwang, era tranquillamente seduto in prima fila a godersi gli applausi del mondo scientifico, a sorridere con un sorriso aperto, americano, mica uno di quei sorrisi enigmatici degli orientali, con il camice bianco e Snuppy in braccio, un cagnolotto peloso e tenerotto che pare un pelouche, l’icona sdrammatizzante della scienza. ‘Sto Hwang, a giudizio delle prime file, si era collocato ai vertici della scienza mondiale, tirandoti fuori la bellezza di 11 linee di cellule staminali, che mi pare di aver capito (la nuova bibliotecaria si è dimenticata di fotocopiarmi l’ultima pagina dell’articolo di Le Scienze… mannaggia ‘a miseria), di aver capito, dicevo, che si trattava pure di staminali autologhe, cioè senza andare a sfrugoliare embrioni più o meno crio-conservati (surgelati). In pratica: lo scienziato coreano, diceva che aveva preso ‘na celluletta da alcune sue assistenti e, da quella celluletta, poteva ricostruire un pezzo del donatore. Ti hanno levato un rene? Vabbuo’, non c’è problema chè mo’ te lo rifaccio io, più bello e splendente che pria. Insomma: c’era aria di Nobel. E mica arrivava dalle ultime file Hwang: siccome è un veterinario, quello si era già spassato a clonare una mucca ed un cane, il cane Snuppy, appunto, definito all’epoca "invenzione dell’anno" dalla prestigiosa (te pareva) rivista "Time". Ma arriva la domanda scema dall’ultima fila (n.d.r.: il dialogo che segue è avvenuto in realtà in lingua coreana aulica): "…scusate, forse so’ scemo io, ma chi l’ha controllato ‘sto fatto delle 11 linee di staminali? Vabbuo’, lo so che è Hwang è uno famoso, bravo, clona qua e clona la’… ma io una verifichina la farei".; "….ma io mi pensavo che doveva controllare la rivista scientifica che ha pubblicato i risultati… scusa, rivista scientifica (che poi sei "Science" mica Piero Angela) hai controllato tu?…". "IO!!??? Ma scusa ministero coreano, ma mo’ mi mettevo a controllare io a Hwang che è roba tua?". "Hwang, con tutto il rispetto, qua facciamo ‘na figura di cacca tutti quanti… per favore di’ qualcosa, spiegati… e vedi dove ti devi portare ‘sto cane da un’altra parte che senno’ lo so io come e dove lo clono….". Totale crollo. Nessuno aveva verificato e quando vanno a verificare trovano molte cose poco chiare… Alla fine, messo alle strette, un Hwang non sorridente e senza cane va in tv e si sputtana impietosamente, con l’indifferenza alla morte ed alle avversità di un guerriero orientale. Dice: "Vabbe’, ho imbrogliato… però in fondo in fondo ci ho ragione".
A questo punto c’è qualcuno che comincia a dire: e la mucca? E il cane…? Cloni…? Diciamolo: pure ‘sto fatto di chiamare il cane Snuppy e non Snoopy come uno si sarebbe aspettato a me mi fa addorare il fieto del miccio (trad.: mi insospettisce). Sembra quasi che Hwang abbia preavvertito: dal cane per eccellenza, quello che abbiamo in testa un po’ tutti, cioè Snoopy, io ne ho tirato fuori Snuppy, che pare uguale, pare un clone, ma guardate bene…
Pure i ricchi piangono e pure gli scienziati imbrogliano. Sui singhiozzi dei ricchi non abbiamo dati attendibili, ma sugli imbrogli degli scienziati esiste una vasta letteratura (paradossalmente) scientifica. Nello stesso articolo di Le Scienze (ah, a proposito: Science ha dovuto rifare la graduatoria dei ricercatori e sputtanare vieppiù Hwang con un visibile articolo in proposito), dicevo, nello stesso articolo di Le Scienze, viene ad esempio citato una indagine effettuata dall’ Università del Minnesota, tramite questionari anonimi distribuiti a ricercatori. Tramite solo questo esile strumento un terzo dei ricercatori ammette di "dribblare" quanto meno almeno uno dei protocolli di laboratorio. Ma questo è solo un tassello abbastanza secondario che si aggiunge ad un quadro ben conosciuto ed analizzato: la truffa scientifica. Un bel libro di Giorgio Celli ("Bugie fossili e farfalle") me ne offrì una bella galleria: memorabile il caso dello scienziato che falsava i dati sulle cavie di laboratorio visitandole nottetempo con secchiello di vernice e pennello in mano. La migliore introduzione a questa problematica fra quelle che ho letto io è "Le bugie della scienza" di F. di Trocchio. Sintetizzo: nel turbillon contemporaneo pure la ricerca scientifica deve essere "produttiva"; tradotto: guarda scienziato che io ti do i soldi solo se sei produttivo, se mi assicuri un ritorno immediato di "benessere", "progresso", "sviluppo", insomma, soldi. Purtroppo la scienza sfugge in ottima parte alla partita doppia dei ragionieri: un impiegatuccio dell’ Ufficio Brevetti di Brema con lo stipendiuccio che aveva, ti ammollò la Teoria della Relatività Ristretta più alcuni altri contributi fondamentali alla fisica, perché fin da ragazzo proprio non ci poteva passare che non riusciva a cavalcare un raggio di luce… cosa che, di per se’, mica era detto che avrebbe portato all’energia atomica. Ed allora i poverielli degli scienziati che possono fare? Imbrogliano… Simulano la produzione scientifica tramite la produttività, nel migliore dei casi scivolando verso la tecnologia (‘sta cosa funziona, non so perché, ma funziona), ma spesso tramite imbrogli. Poi ‘sti imbrogli vanno pure sbandierati ai quattro venti, senno’ nella massa di gente che vuole finanziamenti nessuno si fila a loro. E vai con articoli, ricerche, interviste, etc. ‘Sta cosa ( e molte altre) a me mi ricorda il "Facite ammuina" (trad.: fate confusione) della Marina Militare del morente Regno delle Due Sicilie: all’ordine di "facite ammuina" "tutti chilli che stanno a prora vanno a prua e tutti chilli che stanno a dritta vanno a manca…" etc. in modo da creare l’impressione di una fervente attività "in occasione di visite a bordo delle alte autorità del Regno".
Per esempio: beccarono un ricercatore che pubblicava talmente tanti articoli su riviste del settore che se li avesse scritti davvero tutti lui (li copiava, aiutato per giunta) solo per scriverli avrebbe dovuto trascorrere 20 su 24 a scrivere.
Alla lunga, poi, qualcuno se ne è accorto: la produzione scientifica è in calo; da decenni nuove linee di ricerca faticano a sorgere, troppi cul de sac inizialmente presentati con scoppi di fuochi pirotecnici, troppi settori trascurati, altri gestiti con faciloneria. Sembra quasi che la maggior parte delle scoperte fondamentali siano state fatte fino a un cinquantennio fa. Insomma: quello il povero dottor Hwang magari qualche intuizione di fondo ce l’avrebbe pure, ma, poveriello, pure per lui bisogna invocare l’attenuante generica del "tiene famiglia". Di tale lancinante polarità fra produttività e produzione il dottore ne era evidentemente conscio, tortuosamente clonando un nome per un cane. La Vita è tortuosa. A noi il compito di cavalcarla con un minimo di eleganza.