Monday, September 25, 2006

sorrisi

Un paio di giorni fa ho portato l'auto dal meccanico a fare la revisione. Ingenuamente (ed avendo preso un appuntamento 15 giorni prima) mi sono diretto verso colui il quale avevo identificato (per portamento autorevole) come capo-officina. Mi ha immediatamente gelato con un "E' passato all'accettazione"?...Non me ne ero accorto: c'era un box con una targhetta in materiale ibribo plastica-metallo che recitava, appunto, un laconico "Accettazione". Sono stato ricevuto (dopo rigorosa turnazione) da un garrulo giovinetto in camice candido, avvolto dalla luminosità di 2 PC ed una corona di led intermittenti che zampettavano su di un marchingegno da me identificato come fax. Come colonna sonora c'era il trillo di n. 3 telefoni, puntualmente ignorati dagli astanti (se si esclude il commento di un meccanico di bassa forza: "...ma hun fondano codesti telefoni costì...?"). Il giovinetto traboccava gentilezza e sorrisi, quasi stesse per rivelarmi che eravamo fratelli da lungi separati. Stonava in tale rappresentazione, una leggera ma percettibile asimmetria del volto del giovinetto, vieppiù sottolineata dalla piega, ovviamente asimmetrica, del sorriso. Una deformazione (è il caso di dirlo) professionale?
Ma, come avrebbe detto un vecchio raccontatore di fiabe, il tempo passa presto nelle canzoni ed arriviamo così al momento della riconsegna dell'auto. Questa volta sono stato incanalato in un altro box ("Segreteria") dove una sorridente e sfatta signorina (una co.co.co.?) mi ha illustrato nei dettagli le operazioni di alta chirurgia che aveva subito la mia auto leggendole a video prima di stamparmi la fattura. Io mi sono limitato ad annuire (non capisco un tubo di auto e dovevo correre a prendere mio figlio) con l'assegno pronto fra le mani. Dopo aver firmato non so quale offerta (gratis, mi ha assicurato) della casa produttrice ho firmato un assegno di euro 378,00. Lo confesso: in quel momento ho pensato con nostalgia a Francuccio il meccanico del paese, al suo antro spalmato di grasso, tempio della mascolinità più truce e della tosse catarrosa, ai poster con donne ammiccanti e motori rombanti dai cui margini penzolavano padre pio, san cristoforo e la madonna di pompei, ai parafanghi riparati con il fil di ferro... Nei 378,00 euro erano probabilmente compresi i seguenti costi: un corso di public relation, un corso dal titolo "come far firmare le nostre offerte", innumerevoli corsi pomposamente richiamanti l'informatica ed i suoi avatar, un corso di 2 giorni sulle fatture, la reingegnerizzazione del sistema informativo rivolto all'utenza (i tre telefoni trillanti), l'indennità-sorriso per il giovinetto, l'indennità pro capo officina, la beauty farm per la segretaria, la riorganizzazione architettonica per farci entrare pure il box "accettazione", la causa di lavoro intentata dal/ai danni del meccanico di bassa forza, il sondaggio telefonico nel corso del quale una tale Erminia voleva a tutti i costi misurare il mio gradiente di nonsoche del servizio fornitomi, il pieghevole che ho trovato nella cassetta della posta che mi ricorda l'inesorabilità della revisione ministeriale di gennaio 2007... più i costi riguardanti premure di cui non sono stato per fortuna oggetto. Si intravede, in filigrana, una inequivocabile allusione a molti ambienti lavorativi.

"Ho talmente tanti di quegli oggetti per rendermi più facile la vita che ho dovuto assumere un portatore" (non mi ricordo chi era, ma era britannico e non era Oscar Wilde)

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