Wednesday, September 27, 2006

buongiorno Pigrizia

...arranco, pagina dopo pagina, a leggere 'sto Marta Peake di McGrath... una noia mortale. Per la pura sopravvivenza di lettore mi butto su quello che trovo, nel disperato tentativo di tener fede al mio personaggio "quando-comincio-un-libro-poi-lo-devo-fini'". Ma il padre deforme (ma dal "pene di dimensioni equine", cito) che violenta la figlia in un cimitero è davvero troppo. Sopra una lavatrice trovo 'sto "Buongiorno Pigrizia" di Corinne Maier. Mi metto a leggere mentre delle talee sono a bagno nella soluzione radicante. Confesso: ho un debole per le donne francesi. Un ventennio di monogamia appassionata avrebbe qualche scossa d'assestamento al cospetto di donna languida con erre liquida, occhiali, sciarpa, sigaretta ed occhietto con l’ammicco incorporato. Poi questa mi si va a chiamare pure Corinne e mi va a cercare pure la musicalità di Bonjour tristesse... Vabbe', però la cosa non è tutta qui. Fin dall'incipit, dalla prefazione: "Italiani, siete come noi francesi: stanchi". Immediata la presa. Italiano ammalato di esterofilia come tutti gli italiani, già mi sembra sorprendente questa ammissione di colpa estera. Poi continuo a leggere. L’ho finito. Ora provo a sintetizzarlo. ‘Sta Corinne è un quadro di una grande azienda privata francese. Ne ha le scatole piene e: a) si mette in part-time per dedicarsi ai suoi principali interessi che sono scrittura e psicanalisi; b) scrive ‘sto libro dove parla delle sue scatole piene.
Quello che le ha riempito le scatole è tutto ciò che riguarda l’azienda ed è straordinariamente simile a molta parte della nebulosa italica. Ad una lettura rabbiosamente solidale la furia iconoclasta potrebbe immediatamente piacere, ma, con il tempo, sembrare esagerata e, quindi, in fin dei conti, indistinta e/o superficiale. Come lettore invito ad una pacata lettura volta a cercarne gli angoli meno puntuti, ma, alla fine, più gravidi di meditazioni. Prendiamo ad esempio quando parla del linguaggio o, meglio, della neolingua dell’impresa: "La lingua d’impresa manifesta la visione politica di un potere impersonale che non cerca di convincere, né di dimostrare o sedurre, quanto piuttosto di affrancare dalle difficoltà reali escludendo qualsiasi giudizio di valore". E’ vero: se la prende anche con l’anglofonia che tracima dappertutto (anche se, in questo, siamo più clowneschi noi italiani), non può non notare l’ambivalente sentimento nei confronti dell’America che tale tracimare nasconde, ("reengineering viene a sostituire la riorganizzazione… packacing (?) imballaggio…), ma la forma della neolingua ha una sostanza: "…la neolingua è un discorso a senso unico che, ingabbiando e screditando la lingua normale, non ammette repliche: la comunicazione è circuitata…". Proviamo a saltare qualche pagina: "…Il capo esprime un’opinione blanda, tutti discutono vagamente o propongono punti secondari, chi non ha niente di meglio da fare riflette su cosa vuole mangiare stasera e alla fine sono tutti d’accordo… La riunione è la cristallizzazione dell’unanimità…". Sarò io particolarmente vicino al mio part-time, ma trovo riconoscibilissimi le versioni nostrane della neolingua: mi chiedono il "report", vogliono da me un "feedback", mi schiaffano al "front-office"… Personalmente mi diverto a volte a discutere ad alta voce e con passione nei corridoi di file, record, cash (boh), wireless, blog, brup, sgrant, crill, … Insomma: tanti anni fa lo definii "inglesorum" , in ricordo del "latinorum" dei vari don Abbondio e che tanto tornò utile per impressionare, confondere e dominare anche allora. Ma credo che nell’analisi di Corinne (siamo già alla familiarità…) ci sia una marcia in più: "In impresa l’atmosfera è permissiva e la cordialità di rigore. Ma attenzione, non per questo l’oppressione è meno pesante: solo che è il consenso, il sacro consenso, ad esercitarlo." A cio’ torna molto utile la neolingua, un mix di inglesorum, sgrammaticature, imperativi e rigidità linguistiche.
Mi evoca di conseguenza un mio conoscente, quadro-quasi-manager (ha un biglietto da visita che descrive i suoi compiti, ma personalmente non ho mai capito che cappero fa…) in una grande azienda italiana, stimatissimo ed in ascesa. Con la frescura del cinismo partenopeo traduce "meeting a Londra" con "m’aggia ‘i a accatta’ nu par ‘e stecche ‘e sigarette addo’ ‘o Duty Free" (trad.: devo andare a comprare un paio di stecche di sigarette al Duty Free); "full-immersion" con "…so’ vint’ann ca faccio ‘sti full-immersion… facevano primma a assumere un inglese…".
Dicendo questo potremmo cadere nel folklorismo napoletano, nella napoletaneria, ma ci accorre in aiuto la dolce Corinne (siamo all’intimità…) in uno dei suoi più illuminanti comandamenti del "I dieci comandamenti imposti al quadro dall’azienda": "Non credere troppo in quello che fai, sarebbe inutile ed improduttivo…".
Cinismo ed ipocrisia sono forse gli ingredienti di ogni potere che, per sua natura, tende in prima istanza alla conservazione, rafforzamento e riproduzione di se stesso. Forse sono elementi connaturati ed essenziali al vivere sociale. Consola un me misantropo in eterna fuga sentire ogni tanto qualcuno che urla "Il Re è nudo". Diverte l’analisi e l’elencazione dei paradossi e contraddizioni che il potere non può evitare. Sentite qui giovani assunti: "Il cosiddetto "giovane"… crede che le parole "proattivo" e "benchmarking" significhino davvero qualcosa… Il "giovane è tanto più prezioso perché l’azienda si aspetta, da lui, tutto ed il contrario di tutto, che stia zitto e protesti allo stesso tempo, che impari e sentenzi, che rientri nei ranghi ed esca dal mucchio…".
Beh, mo’ devo chiudere…
Dopo ‘sto libro ho focalizzato che in libreria ci sono parecchi titoli che ruotano intorno al concetto rinunciatario di "pigrizia" o a quello di "ozio" oppure "lentezza". Forse è solo un altro fenomeno commerciale. Forse (per dirla con Corinnuccia mia bella… ravanellona, croccioletta, zuccherottella…): "c’è un verme nella mela: lasciamolo crescere".
Per la cronaca:

Marta Peake ci sono quasi riuscito a finirlo. Un altro sforzo. Nel frattempo lo consiglio ai miei peggiori nemici. O a coloro che amano gli effettoni senza sostanza.
La soluzione radicante non ha avuto effetti statisticamente rilevanti rispetto ad un gruppo di controllo non trattato con la medesima soluzione e posto in condizioni tali da escludere effetti causati da variabili esogene. Traduzione: mi hanno fregato euro 3,90.

Monday, September 25, 2006

sorrisi

Un paio di giorni fa ho portato l'auto dal meccanico a fare la revisione. Ingenuamente (ed avendo preso un appuntamento 15 giorni prima) mi sono diretto verso colui il quale avevo identificato (per portamento autorevole) come capo-officina. Mi ha immediatamente gelato con un "E' passato all'accettazione"?...Non me ne ero accorto: c'era un box con una targhetta in materiale ibribo plastica-metallo che recitava, appunto, un laconico "Accettazione". Sono stato ricevuto (dopo rigorosa turnazione) da un garrulo giovinetto in camice candido, avvolto dalla luminosità di 2 PC ed una corona di led intermittenti che zampettavano su di un marchingegno da me identificato come fax. Come colonna sonora c'era il trillo di n. 3 telefoni, puntualmente ignorati dagli astanti (se si esclude il commento di un meccanico di bassa forza: "...ma hun fondano codesti telefoni costì...?"). Il giovinetto traboccava gentilezza e sorrisi, quasi stesse per rivelarmi che eravamo fratelli da lungi separati. Stonava in tale rappresentazione, una leggera ma percettibile asimmetria del volto del giovinetto, vieppiù sottolineata dalla piega, ovviamente asimmetrica, del sorriso. Una deformazione (è il caso di dirlo) professionale?
Ma, come avrebbe detto un vecchio raccontatore di fiabe, il tempo passa presto nelle canzoni ed arriviamo così al momento della riconsegna dell'auto. Questa volta sono stato incanalato in un altro box ("Segreteria") dove una sorridente e sfatta signorina (una co.co.co.?) mi ha illustrato nei dettagli le operazioni di alta chirurgia che aveva subito la mia auto leggendole a video prima di stamparmi la fattura. Io mi sono limitato ad annuire (non capisco un tubo di auto e dovevo correre a prendere mio figlio) con l'assegno pronto fra le mani. Dopo aver firmato non so quale offerta (gratis, mi ha assicurato) della casa produttrice ho firmato un assegno di euro 378,00. Lo confesso: in quel momento ho pensato con nostalgia a Francuccio il meccanico del paese, al suo antro spalmato di grasso, tempio della mascolinità più truce e della tosse catarrosa, ai poster con donne ammiccanti e motori rombanti dai cui margini penzolavano padre pio, san cristoforo e la madonna di pompei, ai parafanghi riparati con il fil di ferro... Nei 378,00 euro erano probabilmente compresi i seguenti costi: un corso di public relation, un corso dal titolo "come far firmare le nostre offerte", innumerevoli corsi pomposamente richiamanti l'informatica ed i suoi avatar, un corso di 2 giorni sulle fatture, la reingegnerizzazione del sistema informativo rivolto all'utenza (i tre telefoni trillanti), l'indennità-sorriso per il giovinetto, l'indennità pro capo officina, la beauty farm per la segretaria, la riorganizzazione architettonica per farci entrare pure il box "accettazione", la causa di lavoro intentata dal/ai danni del meccanico di bassa forza, il sondaggio telefonico nel corso del quale una tale Erminia voleva a tutti i costi misurare il mio gradiente di nonsoche del servizio fornitomi, il pieghevole che ho trovato nella cassetta della posta che mi ricorda l'inesorabilità della revisione ministeriale di gennaio 2007... più i costi riguardanti premure di cui non sono stato per fortuna oggetto. Si intravede, in filigrana, una inequivocabile allusione a molti ambienti lavorativi.

"Ho talmente tanti di quegli oggetti per rendermi più facile la vita che ho dovuto assumere un portatore" (non mi ricordo chi era, ma era britannico e non era Oscar Wilde)

Monday, September 18, 2006

Spezzoni

Tutto vero. Breve antologia di richieste ad uno sportello inps di media portata.


Arriva con busta chiusa ed intonsa contenente estratto contributivo: "E’ un’ora che aspetto…. Che cosa è questo?""

Quale è il primo treno per Firenze?"

"Ho un terreno agricolo di circa 3 ettari… Lo devo denunciare sulla dichiarazione dei redditi anche se l’ho intestato a mia figlia? …Ma mica è per davvero della mi’ figliola…"

"…Ma a questo punto mi conviene continuare a lavorare a nero oppure mi faccio assicurare per finta come coadiuvante da mio cognato?"

Casualmente intercettato alle ore 20.30 sotto la sede inps, un utente allibito mi fa: "…ma come?! Già chiuso….!!?" . Rispondo con calma: "Guardi che è l’inps, non il pronto soccorso…". Lui: "Ed io per avere un’informazione devo aspettare fino a DOMANI MATTINA….!?"

Una utente, dopo averle spiegato che deve controllarsi l’estratto contributivo: "Sono una professoressa, mica un contabile…!"

Utente annunciatosi come dirigente anti-crimine della locale questura: "Ho ricevuto l’estratto contributivo, ma c’è un errore: non ho mai svolto lavoro agricolo…". Trattavasi dell' esempio riportato sulla legenda.

Arrabbiato, inviperito, cianotico "E dopo 30 anni che vi pago un sacco di soldi adesso per un solo anno che non ho pagato voi mi levate 12 mesi!!!!!"

"Sono il maresciallo (o a scelta: brigadiere, preside, cavaliere del lavoro, dell’ordine di Malta, Templare, etc.) e voglio l’estratto contributivo di mia moglie (o a scelta: figlio/a, cognato/a, cugino/a, etc.)"
"Guardi che dovrebbe portarmi la delega…".
"Sta scherzando...?"
"No"

"Per favore, potrebbe scrivere più chiaramente i suoi dati? Sa… è sempre un’autocertificazione…."Lui (fra i denti): "…mica è un assegno…"

"Un modello per la disoccupazione… per favore presto che devo andare al lavoro…."

Una signora elegantissima, unghie lunghe rosso carminio, cappellino adagiato su permanente, adorna di gioielli a mo’ di ex voto su una immagine mariana oggetto di particolare adorazione: "Ora basta! Mi pago i contributi da coltivatrice diretta, ma ora basta… mi costa troppo…" (L’autore coltiva un piccolo orto)


"...sa, la mamma era (come si dice)...la prestanome di tre aziende ed ha lasciato un sacco di debiti. Ora, siccome non voglio pagare..."


Buongiorno... mi è arrivato il riepilogo dei contributi e mi mancano 7-8-9 anni...""Beh verifichiamo un po'... Quali sono i periodi che le mancano..?"Un inconsolabile sorriso gli deforma le labbra: "...uno viene qui a FARE delle domande e subito deve RISPONDERE a delle domande...".Per inciso: il suo estratto era di una correttezza da sogno.

"Sono separato da mia moglie da anni e non so dove sia, come faccio a sapere se è morta per fare domanda di reversibilità?" (Agghiacciante...)

"Salve, ho il 50% di invalidità. Come posso fare ad avere il 75%?"
Ho chiesto di essere autorizzato a rispondergli. Autorizzazione negata.


Frase attribuita a volte a Giolitti, altre nientepopodimeno che a Mussolini: "Governare gli italiani non è difficile… è inutile"

Thursday, September 14, 2006

Customer Relationship Management: il caso Alfio Cecconi; antropologia, efficienza, efficacia, più qualche altra cosa che capirò scrivendone

C'è un uomo che si reincarnerà in un autobus. Lo chiameremo Alfio Cecconi. Non è il suo vero nome, ma rende. Potrebbe sembrare un autista, ma non lo è. Meglio: conduce effettivamente autobus principalmente nella tratta Vernio-Vaiano-Prato, ma senza una reale intenzione o attenzione. La sua attenzione e la sua intenzione sono principalmente orientate ad intessere, rafforzare, arricchire le relazioni umane fra i passeggeri e fra lui stesso ed i passeggeri. Rileggendo quel che ho appena scritto temo di non avergli reso giustizia. Forse è meglio qualche dettaglio illuminante.
Alfio è uno dei pochi autisti la cui preoccupazione sembra essere quella di arrivare in anticipo alla fermata, probabilmente per rendersi riconoscibile fin da questo. Ma il popolo non ne soffre, anzi: la generale fretta che tanti antidepressivi/tranquillanti comporta, ne trae giovamento. E poi c’è il valore aggiunto, lo stile... Ieri Alfio (in anticipo come sempre) notava una ragazza che guarda allarmata il bus, sbirciando dalla finestra. Alfio non ha esitazioni: ferma l'autobus (rigorosamente fuori fermata), apre il finestrino ed urla "O che l'hai da prendere il busse?". La ragazza annuisce incerta da dietro al vetro. Alfio: "Oh vai che ti si aspetta...!". Dopo un po' la ragazza zompa sull'autobus trafelata. "Ma Alfio... hun tu sei passato un po' in anticipo?...". Alfio: "Ti si aspettava al varco, bambolina....".
Mattina ore 7.00. Bus stracarico di studenti ed operai infreddoliti che sonnecchiano in piedi nella luce bluastra e musica da discoteca a tutto volume. Alfio arringa al microfono: "Ragazzi... anche a me mi stanno sui (censura) i controllori... ma porca (censura) se hun vu' avete il biglietto eh ditemelo (censura), dite - Alfio, hun ce l'ho i' biglietto - ve lo do' io (censura) i' biglietto, che vu' me lo pagate dopo... Che poi dicano che sono gli estracosi (trad.: extracomunitari)... I' controllore di ieri hun gli ha vorsuto (trad.: voluto) credermi... Ma poi i' cche la mi fa' davvero girare i (censura) gli è n'artra cosa; o cche vi serve i' posacenere de i' busse? Ma (censura) i' che vu' ciavete i' busse a casa? A chi mi ha fregato i' posacenere da i' busse gli dico: - Te tu c'hai 15-16 anni... Sai a i' cche tu devi pensare? Alla (censura)!!!! Mica a fregare i posiceneri da i' busse!-... Vabbè ora Mario (n.d.r.: il figlio di Alfio, passeggero fisso a quell'ora, sempre impegnato nel vano tentativo di passare inosservato) stai un po' a sentire che senno' la prendi n'altro votaccio all'inglese (censura)...". La musica cessa ed una voce metallica e garrula inizia a declamare dagli altoparlanti: "Lesson number one: english for fun...." etc.
Passeggero: “Alfio, porc(censura), piove e hun cio’ l’ombrello (censura)”Alfio: “Guarda c’è qui codesto ombrello che gli hanno dimenticato ieri… Prendilo chè tanto te tu stasera rimonti in macchina (macchina: confidenziale; sta per autobusse n.d.r.) e tu me lo ridai”In 20 minuti Alfio ha reso patrimonio condiviso n. 3 ombrelli.
Passeggera cinese: “Buongiolno Alfio… io poltato te sale”Alfio: “Oh brava…! Maremma se gli è bono il tu’ sale… Oh! Poi ti porto le arance… Appena vedo il tipo delle arance me le fo’ dare…”Vanno avanti a parlare di sale ed arance per tutto il percorso. Misteriose rimangono le particolarità del sale cinese e delle arance oggetto di scambio.
Non sono note proteste degli utenti per il servizio offerto da Alfio né provvedimenti disciplinari/penali a suo carico.

Wednesday, September 13, 2006

Intermezzo: come riuscci a sposarmi

la concupii irretendola tramite mix sapientemente dosato di tecniche di abbordaggio disponibili a soggetto maschio, basso, grasso, miope, povero e pure nu' poco scemo ed applicabili a soggetto femmina, data di immissione 1958, studi classici, modello tardo-sinistrese, non da combattimento. Abbozzo le principali fra dette tecniche:
- Tecnica Calimero (detta anche Tecnica Florence Nightingale) atta ad indurre o vellicare istinti materno-protettivi. Output: Non sei piccolo e nero sei solo sporco ed io ti puliro'.
- Tecnica del Reduce /detta anche Tecnica Endoten-Control-hofattohofattomanonhovistoniente) atta ad avvolgersi in un avventuroso ed in gran parte misterioso passato (a scelta: politico, professionale, artistico, etc.). Output: diobono... ed io che ho fatto fino ad ora...?
- Tecnica Rorschach (detta anche Tecnica Lei-non-sa- chi-sono-io) atta a favorire le più diverse e proiettive interpretazioni di silenzi repentini e/o reiterati infarciti di frasi banali ma ben portate. Output: ...affascinante...
- Tecnica Fritto Misto di Cultura (detta anche Tecnica Woody Allen): citazioni a go-go anche solo da Oscar Wilde o da Karl Kraus, parlare di Thomas Khun o Heisenberg come fossero stati tuoi compagni di asilo, svisare nell'irridente, nel partecipativo, nel cinico senza temere il ridicolo. Output: brutto, però sa tante cose...
- Tecnica Psicoterapeutica (detta anche Tecnica del Barista): atta a sollecitare interminabili confessioni. Output: con lui mi sento a mio agio
- Tecnica Artistica (detta anche Tecnica Che Proprio Non Sai Più Che Fare) consistente nell'esibizione di hobbies para-artistici a scarso contenuto tecnico tipo origami o fotografia. Output: però, quante cose sa fare
Naturalmente c'è da ricordare che molto spesso quel che fa il piatto non è la ricetta, ma il cuoco.
Le sudette tecniche rivelano una collaterale utilità modulare in ambiente lavorativo. L'amore e molte tipologie di rapporti umani sono fondate sull'equivoco.